La mobilità del bacino (pt. I)
Pubblicato il: 17 Lug, 2019
mobilità bacino
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LA MOBILITÀ DEL BACINO

PAOLO PELLEGRINI

Che cosa è la mobilità? La mobilità è la capacità di una o di un insieme di articolazioni di muoversi liberamente per tutto il range di movimento che compete a tale articolazione senza limitazioni o dolore. La mobilità è influenzata da diversi fattori soggettivi anatomici, come ad esempio la struttura anatomica dell’articolazione, come legamenti, tendini muscoli e capsule articolari (analizzeremo più avanti l’aspetto della mobilità del bacino che viene influenzata dalle capsule articolari di quest’ultimo).

L’eccessiva mobilità non è un bene perché può portare a instabilità e lassità articolare: aumentando l’escursione elastica di un legamento per più del 6% si rischia la lesione. Per quanto riguarda invece i tendini, questi non sono neanche preposti all’allungamento. La mobilità articolare sta alla base della piramide funzionale in quanto la flessibilità è in grado di influenzare positivamente o negativamente tutti gli aspetti dell’allenamento, come ad esempio la forza, in quanto esistono due tipi di mobilità; la mobilità statica e la mobilità dinamica (come i due tipi di forza esistenti nell’allenamento a corpo libero). Prima di descrivere due dei quattro tipi di mobilità esistente è opportuno farsi una domanda: perché la forza è cosi influenzata dall’elasticità di un muscolo? Come ben sapete la forza è derivata dalla tensione creata a livello muscolare che permettere di vincere una resistenza, più o meno elevata, ed esprimere una tensione in un determinato range di movimento (mobilità), la contrazione e l’allungamento muscolare in quel range creano uno spostamento a livello articolare che permette di effettuare delle azioni ben precise, come un elastico; quindi di conseguenza, più un corpo è elastico, minore sarà la forza necessaria per deformarlo, al contrario più è rigido e maggiore sarà la forza per deformarlo. Tornando un passo indietro, adesso andremo a elencare e descrivere la mobilità dinamica e quella statica.

La prima è la capacità di svolgere movimenti dinamici dei muscoli, per portare un arto attraverso tutto il range di movimento di sua competenza. La seconda è la capacità di mantenere una posizione statica attraverso la contrazione solo dei muscoli agonisti, mentre sono allungati invece gli antagonisti, ad esempio effettuare la flessione dell’anca e mantenere la posizione con il solo ausilio del quadricipite, che sarà contratto e del bicipite femorale che sarà disteso, (esempio di mobilità attiva che prevede l’allungamento degli antagonisti tramite la contrazione degli agonisti).

Fatte queste premesse, andremo ad analizzare l’anatomia del bacino, la mobilità che coinvolge il bacino e i movimenti di rototraslazione ad esso connessi. L’articolazione coxo-femorale è caratterizzata dalla contiguità di superfici sferiche, una concava (l’acetabolo) e l’ altra convessa (testa del femore) assomiglia all’ articolazione gleno-omerale ma è dotata di minor mobilità rispetto ad essa e quindi dotata di maggior stabilità in quanto influenza tutta la parte inferiore del nostro corpo. Essa è parte integrante del cingolo pelvico e unisce la parte superiore del tronco agli arti inferiori. In questa articolazione possiamo trovare il bacino, è un anello osseo formato da tre elementi principali (oltre che dal coccige): le due ossa iliache e posteriormente dal sacro. L’Iliaco è un osso piatto le cui parti, superiore ed inferiore sono in torsione l’una sull’altra, è formato da: Ileo, ischio e pube, entità individuabili fino a sei-sette anni di età. Le tre parti riuniscono a livello di una cartilagine a forma di Y, con al centro a livello del cotile e formano l’acetabolo per l’articolazione coxo-femorale.

 

Movimenti di rotostraslazione:

I muscoli responsabili di questi movimenti sono gli addominali e gli estensori dell’ anca (retroversione) e i flessori dell’anca e gli estensori del tronco (antiversione).

  • Retroversione: movimento che si riferisce all’asse del bacino la quale parte superiore arretra, il coccige si abbassa, la curvatura lombare si smorza (è il caso di fare riferimento alla Hollow position). I muscoli connessi a questo movimento sono; retto addominale, obliqui, gluteo, piriforme, ischio crurali.
  • Antiversione: la parte superiore avanza, il coccige si alza e la curvatura lombare si accentua. I muscoli connessi al movimento sono gli opposti connessi al movimento di retroversione; quadrato dei lombi, ileo psoas, retto femorale, adduttore lungo, adduttore breve e pettineo.

Mobilità: Generale, flessori, estensori, abduttori e adduttori dell’anca.

Prima di andare a lavorare sulla mobilità della coxo-femorale è opportuno utilizzare un esercizio di potenziamento e riscaldamento di quest’ultima, della schiena e per imparare a tenere il busto dritto quando si esegue determinati esercizi.

Sedendoci sulla panca con un bilanciere posizionato sulla parte posteriore della schiena, facciamolo scivolare (abbracciandolo) sulla parte medio-alta della schiena in corrispondenza della parte opposta dello sterno (esattamente dietro) e andiamo a premerlo chiudendoci a libretto con il busto sulle gambe permettendoci di aprire maggiormente il petto, cosa che non siamo portati a fare se teniamo il peso sotto il collo o abbracciandolo nella parte anteriore del busto. La larghezza delle gambe va in base al tipo di conformazione che vi interessa sviluppare; es: se vi interessa sviluppare un buono squat andremo ad aprire le gambe alla larghezza con cui lo effettuiamo, se vi interessa sviluppare un pan-cake in massima divaricata andremo ad aprire le gambe in massima divaricata. Un aspetto interessante che possiamo valutare con questo esercizio è la rigidità della capsula anteriore dell’anca, se durante la discesa non riuscite ad avere un movimento simmetrico rispetto all’asse longitudinale che taglia a metà il corpo, e tendete a spostarvi più da una parte es. la sinistra, probabilmente avete una limitazione sulla capsula anteriore destra dell’anca. Quindi per concludere oltre ad essere un esercizio di riscaldamento e potenziamento, è un ottimo esercizio di diagnosi per questo tipo di limitazione. ATTENZIONE: LA RIGIDITÀ DELLA CAPSULA ANTERIORE DELL’ANCA DEVE ESSERE DIAGNOSTICATA DA UNO SPECIALISTA DEL SETTORE.

Diagnosi della mobilità coxo-femorale tramite lo squat:

L’esercizio migliore per andare a valutare la mobilità delle anche è sicuramente lo squat, quando è presente una restrizione a livello coxo-femorale l’angolo che il femore forma da una parte con il busto, è diverso dall’angolo formato dal femore dalla parte opposta, oppure è possibile che emerga una postura con i talloni che si sollevano o la schiena che si flette in avanti, o una curva lombare poco accentuata a causa degli estensori dell’anca corti o nel peggiore dei casi, con delle restrizioni particolarmente accentuate, è possibile trovare tutte e 4 le situazioni sopra elencate. Nel caso in cui l’angolo sia diverso possiamo evidenziare questo problema come conseguenza o di una restrizione degli adduttori, o di una restrizione a livello della capsula posteriore dell’anca, e quindi andare a lavorare su di essa con un esercizio che permetta il rilascio multilaterale del manicotto fibroso che costituisce la capsula articolare dell’anca che impedisce questo range di movimento, e andare a lavorare sul rinforzo delle strutture muscolari che ci permettono di portare il ginocchio più esternamente per andare a bilanciare questo angolo. ATTENZIONE: LA RIGIDITÀ DELLA CAPSULA POSTERIORE DELL’ANCA DEVE ESSERE DIAGNOSTICATA DA UNO SPECIALISTA DEL SETTORE.

Continua a leggere la seconda parte dell'articolo.

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