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RAPPORTO TRA IPERMOBILITÀ E RISCHIO DI INFORTUNI 

MATTIA SCARFIELLO

“La flessibilità muscolo-articolare è la capacità di uno o più muscoli e in generale di un articolazione, di compiere movimenti ampi lungo tutta l’escursione di movimento e secondo gradi di libertà differenti per l’articolazione in questione.” (Negro, 2015)

Quando questi gesti vengono portati oltre i normali limiti fisiologici si parla di ipermobilità articolare. Essa può presentarsi già dalla nascita oppure essere parte di una diagnosi più complessa. L’ipermobilità viene classificata nel seguente modo:

– Asintomatica:

  • LJH (localized joint hypermobility): caratterizzata da ipermobilità in <5 articolazioni.
  • GJH (generalized joint hypermobility): si presenta spesso alla nascita ed è ereditabile. È caratterizzata da ipermobilità in >5 articolazioni. Esistono forme in cui può essere acquisita attraverso l’allenamento o disturbi infiammatori dei tessuti articolari, muscolari e nervosi.
  • PJH (Peripheral joint hypermobility): è una forma che colpisce soltanto mani e/o piedi. È comune nei neonati, bambini e nei ragazzi.
  • HJH (historical joint hypermobility): si presenta negli anziani che hanno progressivamente perso la loro ipermobilità articolare.

 

– Sintomatica: che rientra nell’HSD (hypermobility spectrum disorders)

  •  hEDS (hypermobile Ehlers-Danlos syndromes): disturbo ereditario del tessuto connettivo  causato da difetti della proteina collagene. Colpisce sia le articolazioni grandi (gomiti, ginocchia) che piccole (dita, dita dei piedi); i soggetti presentano pelle morbida e liscia che può essere leggermente elastica e favorevole alla formazione di lividi; e inoltre dolore al sistema muscoloscheletrico cronico.
  • G-HSD (generalized joint HSD): caratterizzata dalla presenza di GJH, calcolato con metodo di Beighton, in aggiunta ad uno o più dei seguenti disturbi secondari: traumi muscolari, dolori cronici, disturbi nella propriocezione e altri tratti fisici come i piedi piatti o il disallineamento delle ossa del gomito e degli alluci.
  • P-HSD (peripheral joint HSD): ipermobilità limitata a mani e piedi con l’aggiunta di uno o più disturbi muscoloscheletrici secondari.
  • L-HSD (localized joint HSD): ipermobilità localizzata in una singola o in un piccolo gruppo di articolazioni con l’aggiunta di uno o più problemi muscoloscheletrici secondari nella regione interessata.
  • H-HSD (historical joint HSD): consiste in un’ipermobilità GJH auto-riportata in base alle proprie esperienze pregresse. È caratterizzata da un punteggio negativo al test di Beighton e da uno o più disturbi muscoloscheletrici secondari.

Nelle prossime righe valuteremo se esiste una correlazione tra GJH e l’aumento del rischio di infortuni negli atleti che praticano ginnastica artistica. Data l’affinità tecnica tra questa disciplina e il calisthenics, non è da scartare la possibilità che esista una correlazione anche dal punto di vista dei risultati.

 

METODI

Il metodo utilizzato per la valutazione dell’ipermobilità è il test di Beighton. Attraverso 5 movimenti (4 passivi e 1 attivo) si dà un punteggio da 0 a 9, dove il primo corrisponde a massima tensione e il secondo a massima lassità.

Componenti della scala di Beighton:

  1. Iperestensione del gomito oltre 10°.
  2. Flessione dorsale e iperestensione del mignolo oltre 90°.
  3. Apposizione passiva del pollice sull’avambraccio.
  4. Iperestensione passiva del ginocchio oltre 10°.
  5. Flessione avanti attiva del busto con le ginocchia completamente estese in modo che i palmi delle mani siano appoggiati al pavimento.

 

I primi 4 elementi possono far rilasciare un punteggio massimo di 2 ciascuno, poiché vengono eseguiti da entrambi i lati. L’elemento attivo invece è unilaterale quindi viene valutato 0 o 1. Negli studi analizzati sono stati considerati soggetti con ipermobilità articolare, quelli che hanno ottenuto un punteggio Beighton 4 o superiore.

I metodi per la documentazione degli infortuni, invece, molto spesso si sono basati su questionari sottoposti agli atleti prima e dopo gli studi oppure attraverso una continua supervisione degli stessi durante tutto il periodo di analisi.

 

TESTO

L’ipermobilità articolare generale (GJH) è una capacità che dipende dall’età, dal sesso e dall’etnia del soggetto. È molto comune nell’infanzia, si presenta nell’8-39% dei bambini in età scolare ma tende a diminuire in entrambi i sessi con la crescita. Le ragazze solitamente sono più ipermobili, con un picco intorno ai 15 anni, probabilmente a causa della relaxina.

Dal punto di vista della performance sportiva la presenza di GJH è sicuramente un fattore positivo in attività come la ginnastica artistica, ritmica, il calisthenics o il balletto, dove sono richiesti ROM molto ampi e  sempre maggiori per raggiungere nuovi livelli di forza e bellezza estetica dei movimenti.

In un ottica più rivolta alla salute, invece, esistono molti pareri contrastanti sul ruolo dell’ipermobilità.

Secondo Seçkin et al., i ragazzi con GJH hanno la più alta incidenza di distorsioni articolari e  una maggiore possibilità di aumentare l’incidenza di lussazioni, sublussazioni e infortuni dei tessuti molli. “In accordo con Decoster et al., gli atleti con articolazioni ipermobili hanno un rischio più alto di infortunio alla caviglia (26%) comparato con il 9% degli atleti con articolazioni normali.” (Bukva, 2018)

Al contrario, Corkery sostiene che non esista alcuna correlazione tra ipermobilità e l’aumento del rischio di infortuni.

Per quanto riguarda la ginnastica artistica, Bukva et al. sono stati gli unici che hanno riportato dei risultati scientifici. Il loro studio prevedeva l’osservazione di  24 ginnasti, con età tra 11 e 26 anni e membri della squadra nazionale del Qatar , per un periodo di circa un anno. Attraverso il metodo di Beighton stabilirono un livello di GJH  indicativo se pari a 4 o più negli uomini e 5 o più nelle donne. Per la documentazione degli infortuni reclutarono un allenatore certificato che registrasse tutti quelli che implicassero la perdita di un allenamento o di una competizione durante tutta la stagione. Stimarono quindi i risultati in relazione alle caratteristiche fisiche degli atleti (età e sesso) e specifiche dell’allenamento (anni totali e ore settimanali di pratica).

Al termine non rilevarono alcun rapporto tra GJH e rischio di infortuni bensì una correlazione dipendente dall’età e statisticamente significativa tra gli anni totali di allenamento e gli infortuni. (p<0,001). 

I più comuni risultarono quelli nella zona lombare (25%), probabilmente a causa degli elementi di iperestensione e flessione della colonna durante l’esecuzione degli elementi a corpo libero, seguiti da ginocchio (14%), spalle (12%), anca (10%) e caviglie (8%).

Queste percentuali si rivelarono completamente discordanti dagli studi di Lynch et al. in cui la distorsione alla caviglia risultava l’infortunio più comune , corrispondente al 15-20% di tutte le lesioni.

Secondo l’autore queste differenze potrebbero essere attribuite ad allenamenti impropri durante le procedure di caduta dei salti.

 

CONCLUSIONI

Anche se la letteratura scientifica non documenta l’esistenza di una correlazione tra GJH e l’aumento del rischio di infortuni nei ginnasti è sempre consigliato dedicare del tempo per il riscaldamento e lo stretching onde evitare situazioni spiacevoli come gli infortuni sia in soggetti normali che con ipermobilità. Esistono pareri contrastanti anche a causa del fatto che sono state studiate situazioni differenti in sport diversi, quindi futuri studi longitudinali potranno sicuramente ampliare la conoscenza in merito a questo argomento.

 

 

Bibliografia

  1. Bukva B., Madic D., Vrogoc G., Sporis G., Correlation between hypermobility score and injury rate in artistic gymnastics, The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness (2018)
  2. Corkery M., O’Rourke B., Viola S., Yen S., Rigby J, Singer K., An exploratory examination of the association between altered lumbar motor control, joint mobility and low back pain in athletes, Asian journal of sports medicine (2014)
  3. Lynch S., Assessment of the injuried ankle in the athlete, Journal of athletic training (2002)
  4. Moriatis Wolf J., Cameron K.L., Owens B.D., Impact of Joint Laxity and Hypermobility on the musculoskeletal system (2011)
  5. National center for advancing translational sciences, Hypermobile Ehlers-Danlos syndrome (2017) https://rarediseases.info.nih.gov/diseases/2081/hypermobile-ehlers-danlos-syndrome
  6. Negro C., Burningate calisthenics evolution skills corso istruttori calisthenics (2015)
  7. Seçkin U., Tur B.,Yilmaz O, Yagci I, Bodur H., Arasul T., The prevalence of joint ipermobility among high school student, Rheumatology International (2005)
  8. The ehlers-Danlos society, What is HSD? (2018) https://www.ehlers-danlos.com/what-is-hsd/

 

Burningate Calisthenics Evolution Skills si pone come obiettivo quotidiano la
diffusione di questa disciplina attraverso eventi e corsi di formazione su tutto il
territorio nazionale. Il movimento è stato creato per raccogliere appassionati del settore e professionisti con lo scopo di dar vita a connessioni e relazioni umane all’insegna di valori etici e morali sani.

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