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SPORT E GENETICA

MATTEO SCUTIFERO

Ognuno di noi presenta a livello genetico delle caratteristiche uniche che lo differenziano dagli altri. Questo è un principio fondamentale per l’allenamento, perché implica che lo stesso esercizio, protocollo, schema settimanale produce effetti diversi a seconda dei soggetti. Di conseguenza, appare quindi insensato ostinarsi a copiare i programmi altrui per ricercare gli stessi effetti ottenuti dal personaggio famoso di turno”[1].

 

Sebbene dunque la genetica giochi un ruolo fondamentale nel generare l’aspetto dell’individuo, è la sua interazione con l’ambiente a determinare l’aspetto complessivo[2], proprio per questo motivo nello sport, l’individuo non deve scoraggiarsi in mancanza di quelle condizioni morfologiche ottimali. Infatti in qualsiasi disciplina gioca un ruolo importatissimo la dimestichezza dell’individuo su come allenare e allenarsi e qui possiamo fare riferimento alla triologia a cui ogni buon insegnante deve saper rispondere: “sapere, saper fare, saper essere”; a mio parere questo concetto deve essere compreso appieno non solo da un istruttore, ma anche da chi si appassiona ad una disciplina.

È evidente infatti che non basta solo la determinazione dell’impegno pratico per ottenere degli ottimi risultati, ma occorre anche avere una buona base teorica, in modo che si rispettino i principi e alcune regole per un corretto training, così da ottenere una risposta positiva e continuativa nel tempo (evitando situazioni di stallo o l’overtraining).

Trattare il tema della genetica nella sua complessità può risultare difficile, poiché da essa dipendono tutte le caratteristiche specifiche di un individuo, dal colore degli occhi a quello della pelle, per questo motivo entriamo ora nell’argomento che ci interessa in modo specifico ovvero quello dello sport. Introduciamo quindi i concetti di somatotipi o mesotipi: ogni individuo possiede una struttura scheletrica e le categorie di base sono solo tre: ectomorfi, mesomorfi ed endomorfi.

Ognuna rappresenta caratteristiche diverse, ECTOMORFO: scheletro sottile, muscoli evidenti, proporzioni allungate, testosterone elevato, GH poco funzionale, angolo xfiodeo stretto, grasso generalmente poco, l’ectomorfo inoltre presenta due sottocategorie, quello astenico possiede meno forza a causa di meno testosterone, meno muscoli, più grasso e problemi posturali, quello stenico che possiede più forza, più muscoli e meno grasso. MESOMORFO: scheletro forte, muscoli forti, proporzioni buone, testosterone buono, GH funzionale, angolo xfiodeo 90°, non presenta sottoclassi, ed è la struttura scheletrica migliore che un atleta possa avere.

Infine abbiamo ENDOMORFO che presenta uno scheletro pesante, muscoli evidenti, proporzioni non ideali, testosterone più o meno marcato, GH produce più insulina, alto funzionamento delle ghiandole surrenali, esso si divide anche in due sottocategorie, l’androide ovvero più testosterone, più muscoli, più insulina, mentre la sottoclasse ginoide presenta meno testosterone, meno muscoli, più insulina.

Per distinguere se un soggetto sia androide o ginoide basta osservare la disposizione della massa grassa, se è situata nella parte inferiore della cintura ma anche su natiche, cosce e parte dell’addome, è ginoide (detto forma a pera), mentre se si accumula nella cavità addominale e nella parte superiore dell’organismo, viso, spalle, braccia e nella parte dell’addome sopra l’ombelico, è androide (detto forma a mela).

Come già citato sopra l’ambiente esterno che circonda un individuo condiziona la genetica generando i paramorfismi e i dismorfismi, che consistono nelle posture errate provocate dai muscoli, come nel primo caso, e dall’apparato muscolo-scheletrico, come nel secondo caso.

Troppo spesso uno stile di vita sedentario è causa di paramorfismi, che se non corretti col passare del tempo, degenerano in dismorfismi,: pensiamo al caso del noto poeta Giacomo Leopardi, che trascorreva le giornate dedicandosi unicamente allo studio, mantenendo quindi una posizione con le spalle anteposte in tempi prolungati e soprattutto in età evolutiva: tale condizione fu causa di una postura cifotica molto eccentuata, la quale fu responsabile di ulteriori problemi, come quelli cardiovascolari causati dall’alterazione della gabbia toracica, problemi respiratori, problemi neurologici (formicolii, alterata sensibilità negli arti, cefalee), ecc.

Oggi i giovani sono sempre più soggetti ad assumere posture errate, sia dovute allo sviluppo delle dimensioni corporee, che in seguito a stati emotivi come la timidezza, rimangono seduti diverse ore tra i banchi di scuola e trascorrono diverso tempo davanti al computer.

In tutti questi casi ritengo che sia opportuno prendere piccole ma essenziali precauzioni, come dedicare del tempo all’attività fisica, tonificare i muscoli, eseguire ginnastica correttiva mirata e quindi evitare di sfociare in una vera e propria patologia, intervenendo quando si parla ancora e solo di un atteggiamento.

Riassumendo i paramorfismi sono difetti del portamento, che senza alcuna modificazione ossea, alterano l’armonioso sviluppo dell’organismo, sono difetti lievi che, se ben curati, non causano alcun problema, essi sono: l’attegiamento scogliotico, l’atteggiamento iperlordotico, l’atteggiamento ipercifotico e le scapole alate.

 

[1]Claudio Negro, Road to Calisthenics. Guida completa al corpo libero, 2018, p. 280.

[2]https://it.wikipedia.org/wiki/Genetica, cit.

I dismorfismi invece non sono più semplici atteggiamenti posturali, ma riguardano una deformazione scheletrica, in questi casi non si riesce a recuperare al 100% la postura corretta con la fisioterapia, e nei casi più gravi bisogna ricorrere all’intervento chirurgico, essi sono: la scoliosi, l’ipercifosi, l’iperlordosi, il valgismo ed il varismo.

La cifosi toracica è una curvatura fisiologica dorsale della colonna vertebrale, con concavità anteriore intesa in senso antero-posteriore ed è pertanto visibile di profilo, fisiologia 20°-25° e i 40°-45°, lieve minore di 50°, media gravità 50°-70°, severa maggiore 70°-75°, già dopo i 45° si tratta di ipercifosi. La lordosi lombare è caratterizzata da un infossamento della colonna vertebrale nella regione lombare, l’iperlordosi avviene quando la curva lordotica è molto pronunciata e si manifesta con il bacino inclinato verso l’esterno, l’addome sporgente e i glutei portati eccessivamente all’indietro.

La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che si presenta con una deviazione laterale e una rotazione dei corpi vertebrali che è più evidente nella zona costale, può essere a forma di S o C e provoca una asimmetria dell’assetto del bacino e delle spalle ed inclina la postura da un lato, pertanto sono sconsigliati gli sport e gli esercizi monolaterali come ad esempio: “il nuoto, il basketball, il tennis o un oap, un push-up one arm o un handstend one arm ecc”.

Le scapole alate, nel paramorfismo, sono dovute alla debolezza del muscolo gran dentato. La rigidità e la dominanza dei muscoli grande rotondo, piccolo rotondo e sottospinato rispetto agli antagonisti, possono trazionare la scapola staccandone il margine mediale e causando così le scapole alate.

«Il ginocchio valgo è una deformità anatomica degli arti inferiori, in presenza della quale le ginocchia puntano l’una verso l’altra. Noto anche come ginocchia a X, il ginocchio valgo rispecchia il mancato allineamento tra i femori e le tibie, con i primi che tendono alla convergenza e le seconde che tendono a distanziarsi progressivamente nello scendere verso i piedi.

Tra le cause di ginocchio valgo rientrano: l’inadeguatezza di alcuni muscoli dell’anca (i glutei) e della coscia (il vasto mediale, il semimembranoso e il semitendinoso), una ridotta capacità di dorsiflessione della caviglia e, infine, una predisposizione anatomica alla problematica in questione».[3] Invece «il ginocchio varo è una deformità anatomica degli arti inferiori, in presenza della quale le ginocchia puntano l’una in direzione opposta all’altra. Noto anche come “ginocchia a O”, “ginocchia ad arco” il ginocchio varo si contraddistingue per un disallineamento tra femore e tibia, che dà luogo a un angolo ottuso».[4]

Con la mia breve analisi sul rapporto tra sport e genetica voglio dimostrare che l’attività sportiva se eseguita correttamente può influenzare positivamente la nostra vita, contribuendo al nostro benessere fisico e mentale. Purtroppo spesso lo sport viene associato soltanto all’ambito delle competizioni agonistiche, e si pensa che sia impossibile arrivare ai livelli elite dei professionisti, ma fare esercizio fisico significa anche dedicare un po’ di tempo e un po’ delle nostre energie per la nostra salute, evitando quella rigidità che a lungo andare può compromettere i tessuti, limitando le escursioni di movimento delle articolazioni, fino alla degenerazioni in patologie.

 

 

[3]https://www.my-personaltrainer.it/salute/ginocchio-valgo.html, cit.

[4]https://www.my-personaltrainer.it/salute/ginocchio-varo.html, cit.

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