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VITAMINE E CALISTHENICS

FABIO TULLIO BIANCO

Dagli anni sessanta in poi in ambito sportivo è andato crescendo l’interesse attorno a un pool di molecole classificate sotto il nome comune di Vitamine. Molti sono gli studi che negli ultimi 60 anni hanno messo in relazione efficienza metabolica, capacità di ripresa dai traumi, risposta allo stress sportivo e vitamine.

Possono essere uno strumento utile nella pratica del Calisthenics?

Per crescere nella forza, la proprietà condizionale fondamentale del Calisthenics, bisogna avere costanza e fare passi molto lenti nella direzione giusta, evitando forzature, allenamenti troppo intensi (soprattutto nel primo anno di esperienza) e permettendo a tutti i compartimenti anatomici coinvolti di dialogare e adattarsi con gradualità alle nuove richieste motorie. Il semplice sviluppo della forza senza un’adeguata attenzione ai miglioramenti nella mobilità e resistenza articolare porta velocemente a scompensi fisici difficili da sanare.

Nella curva di crescita molti sono gli “steps” difficili da superare e sebbene nel primo periodo (come in molte altre discipline) i miglioramenti siano veloci e tangibili, si giunge inesorabilmente di fronte a degli scogli che per i rischi enunciati sopra, possono comportare una profonda frustrazione nel praticante e nel peggiore dei casi possono condurre ad infortuni e/o risentimenti muscolari e tendinei difficili da risolvere con semplici periodi di riposo e fisioterapia.

In quest’ottica ho cercato di sperimentare nuovi approfondimenti riguardanti la materia dell’integrazione alimentare e in senso più ampio la nutraceutica ad indirizzo sportivo. Nello specifico mi sono soffermato sull’utilizzo di poche e ben definite molecole, conosciute da moltissimi anni ma che solo ultimamente hanno visto crescere la quantità di studi ad avvallo della loro efficacia in ambito sportivo, le più importanti delle quali sono, a mio avviso, la Vitamina C e la Vitamina D (coadiuvata dalla K2).

L’Acido Ascorbico (comunemente detto Vitamina C) scoperto negli anni ‘20 del secolo scorso è uno dei principali agenti antiossidanti per il nostro organismo. Tra i Mammiferi solo l’uomo e altri primati assieme alla cavia, non sono in grado di sintetizzarla per carenza di un enzima, probabilmente perso in una fase evolutiva in cui i nostri progenitori si trovarono a contatto con cibi molto ricchi di questo importantissimo intermediario chimico. A mio avviso quindi oggi la sua moderata integrazione (2000mg/die) si rende necessaria in quanto le condizioni ambientali sono molto mutate e la sua disponibilità nell’alimentazione è stata notevolmente ridotta rispetto a quel remoto passato.

Analizzando più nello specifico la funzionalità metabolica dell’Acido Ascorbico notiamo due particolari estremamente importanti che la possono definire come necessario coadiuvante   nell’attività sportiva: la prima, come scrivevo in precedenza, è la funzione antiossidante. Il muscolo dal punto di vista funzionale è composto da due tipi diversi di fibre, le rosse e le bianche. Le fibrocellule rosse sono molto diffuse nel tessuto muscolare striato ed esso costituisce circa il 40% del peso corporeo in un individuo adulto. Le fibrocellule rosse sono più presenti negli sportivi che praticano sport di resistenza ma ovviamente sono anche le più utilizzate nell’attività motoria quotidiana, esse sono ricchissime di Mitocondri. Per vivere tutte le cellule necessitano di Ossigeno, essenziale per la produzione energetica che si svolge appunto all’interno di questi organuli chiamati Mitocondri; l’Ossigeno è però anche un elemento pericoloso se non tenuto a bada correttamente. Nei Mitocondri il processo di produzione energetica per via di questo elemento può comportare la formazione di specie chimiche reattive, i Radicali liberi, nemici dell’efficienza muscolare e del recupero poiché diverse funzioni cellulari fondamentali possono essere danneggiate dall’interazione con tali specie chimiche “ossidanti”. Le fibre rosse producono quindi molti radicali liberi, la Vitamina C disciolta in buone quantità nell’ambiente (Citosol) intracellulare contrasta questi fenomeni “naturali” molto nocivi per la loro salute e quindi una corretta integrazione di questo micro-nutriente può essere di grande aiuto in situazioni in cui il lavoro muscolare è particolarmente costante e intenso.

Un altro motivo forse più importante ancora, per cui a mio modo di vedere l’aiuto della Vitamina C è fondamentale nell’attività sportiva e nello specifico nel Calisthenics così stressante a livello articolare, è che essa è coinvolta in una reazione chimica fondamentale per la coesione e la resistenza di tutto il nostro organismo: la formazione del Collagene. Il tessuto connettivo ha la basilare funzione di provvedere al collegamento, al sostegno e nutrimento di tutti gli altri tessuti e organi del nostro corpo, tendini e cartilagini nello specifico sono costituiti da tessuto connettivo. Esso, nella sua ampia componente di matrice extracellulare è composto essenzialmente da Collagene che è la proteina più abbondante nei mammiferi (un quarto della massa proteica totale) e rappresenta nell’uomo ben il 6% di tutto il peso corporeo! La Vitamina C è coinvolta direttamente nella formazione di questa importante proteina, senza di essa non ne è possibile il corretto assemblaggio. Avere tessuti connettivi efficienti significa in primis migliorare la prevenzione degli infortuni o dei micro-traumi e quindi rendere la progressione nell’allenamento più regolare.

Un’altra importantissima vitamina per l’attività sportiva in genere ma, per esperienza personale, indicata espressamente negli sport di “forza” come il Calisthenics è la D. Il nome scientifico è Calciferolo e nella sua forma attiva prodotta da un meccanismo endogeno stimolato dalla luce solare a partire da una molecola di deidro-Colesterolo, prende il nome di Colecalciferolo o Vitamina D3. Molti sono gli studi che in questi ultimi anni hanno messo in luce i meccanismi attraverso i quali la D3 agisce nella regolazione fisiologica del Calcio (è infatti molto importante per la salute di ossa e denti) ma sempre più si è andato evidenziando un insieme di nuove ed entusiasmanti qualità di questa molecola considerabile a tutti gli effetti una sorta di ormone fondamentale per la salute di muscoli, sistema autoimmunitario, sviluppo della forza e produzione fisiologica di testosterone.

Per ragioni sociali siamo ormai poco abituati ad esporci al sole (tranne in estate) e la maggior parte di noi si allena al chiuso, ciò riduce notevolmente l’esposizione UVB, mettendoci a rischio di ritrovarsi in carenza di Vitamina D. Io stesso all’inizio di questo percorso di sperimentazione, effettuato il test del dosaggio ematico, ho scoperto di soffrire una carenza inattesa rispetto ai valori minimi considerati compatibili con uno stato di salute ottimale. Trovandomi quindi nell’impossibilità di raggiungere un livello accettabile di irradiazione solare soprattutto nei periodi invernali, ho preso in considerazione la strada dell’integrazione con la forma già attiva della Vitamina D, il Colecalciferolo. Vari studi riportano che aumentare i livelli di vitamina D3 riduce l’infiammazione e il dolore, aumenta la sintesi proteica muscolare, la concentrazione di ATP (il principale composto ad alta energia richiesto dalla quasi totalità delle reazioni metaboliche del nostro organismo), la forza, la potenza e in genere le prestazioni fisiche. Vi è una chiara correlazione tra un’ottimale quantità di Vitamina D3 nel sangue e un’ottimale funzione muscolare.

A differenza dell’idrosolubile Vitamina C però, la D è una Vitamina liposolubile e va’ quindi tenuta strettamente sotto controllo per evitare situazioni di sovradosaggio (cosa difficilissima con la C, del tutto priva di rischi per la salute). Per uno sportivo, agonista o non, il livello ottimale da raggiungere è attorno agli 80ng/ml (personalmente partivo da 25, prima di iniziare l’integrazione), integrandola con 5000-10000 unità al giorno fino al raggiungimento del target.

In riferimento al tema dell’articolo, ho iniziato il mio percorso di integrazione nelle dosi e nelle modalità qui espresse perché sentivo il bisogno di incrementare la mia performance gradualmente, evitando nuovi fastidiosi intoppi e cercando di evitare il più possibile fasi di stallo. Non era la prima volta che provavo ad integrare la Vitamina C, l’avevo già fatto in passato ma solo con la pratica del Calisthenics ho sentito degli effettivi vantaggi. In particolare ad esempio nella fase successiva ad un workout intenso, dopo un mese o poco più di integrazione quotidiana, il recupero avviene con più facilità e velocità, a patto che l’allenamento sia adeguato e la dieta sia coerente. Una buona integrazione di Vitamina C non ci tiene al riparo da una dieta sconsiderata ma aiuta certamente, almeno dalla mia limitata esperienza, a ridurre piccoli inconvenienti che nel lungo periodo possono fare effettivamente la differenza in senso negativo.

Lo stesso discorso ma in un ambito per così dire “attivo”, si può fare nei confronti della Vitamina D3 (che va coadiuvata con la K2 MK7 per ridurne alcuni effetti potenzialmente dannosi). Nell’ultimo anno mi è stata certamente utile nelle fasi più critiche, ossia nei momenti in cui si avvicinava lo “scoglio insuperabile” di una Skill difficile da conquistare. In diverse occasioni, a intervalli regolari, ho percepito un chiaro incremento della forza grazie all’integrazione della D3 senza effettuare allenamenti più intensi della norma.

Non vorrei essere frainteso con questa affermazione, non intendo assolutamente dire che l’allenamento costante passi in secondo piano rispetto ad una gestione scientifica delle risorse personali ma senza dubbio posso affermare che, per superare certe limitazioni magari legate all’età, alla semplice “stanchezza metabolica” o ad un livello non adeguato di certe sostanze cruciali nel nostro metabolismo, a volte parte delle nostre potenzialità siano incapaci di esprimersi appieno, a causa di ostacoli metabolici fino a poco tempo fa ignoti e che finalmente oggi grazie alla scienza possiamo misurare e valutare, andando quindi a sanarli quando possibile.

Questo è tanto più vero nel Calisthenics rispetto ad altri sport poiché seppur possa essere approcciato anche ad un livello molto basso, pone comunque ogni praticante di fronte a sfide personali ardue in quanto la sua natura è intrinsecamente prestazionale.

Burningate Calisthenics Evolution Skills si pone come obiettivo quotidiano la
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